Dall’Histò al convento dei Battendieri: la Taranto che tutti dovrebbero conoscere ed amare

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TARANTO –  La Taranto della meraviglia è solo a pochi metri dal nostro naso. La stessa distanza che si percorre per raggiungere un centro commerciale, potrebbe essere agilmente coperta per una full immersion nella storia e nella natura, in luoghi dove annusare gli odori e i profumi della terra e riconciliarsi con l’ambiente. A tutto vantaggio della salute psicofisica e del buonumore.

Preziosa come sempre si rivela la nostra guida – la prof.ssa Enza Tomaselli – animata da un entusiasmo contagioso e dotata di grande competenza. Oltre venti persone si lasciano condurre lungo il Tratturo delle Antiche Sorgenti spesso frequentato dai cavalli. Si parte dal Relais Histò San Pietro sul mar Piccolo per poi raggiungere il Convento dei Battendieri, a poche decine di metri dalla sorgente del fiume carsico Cervaro. Sono luoghi meravigliosi, che ogni buon tarantino dovrebbe conoscere a fondo e che ogni forestiero dovrebbe ammirare in tutta la loro bellezza. Qui il tempo si ferma, la vista si rilassa, il cuore prende pace e l’anima vibra come dovrebbe fare sempre: in armonia.

All’interno del perimetro dell’Histò San Pietro c’è una alta densità di splendidi scrigni ereditati dal passato: la Basilica SS Pietro e Andrea (il cui primo riferimento scritto risale al 1557 in occasione della visita di Brancaccio), l’acquedotto romano visitabile per un tratto molto suggestivo con il supporto di Mimmo Gentile (Gruppo Speleo di Statte), un frantoio ipogeo con gli ambienti scavati nella roccia, un tempo dedicati alla macina ed ai torchi. Qui si poteva contare su una temperatura ideale che permetteva di ottenere olio allo stato liquido di colore giallo oro. Inoltre, sull’acquedotto romano è stato condotto uno studio – a cura del Gruppo Speleo di Statte– presentato un anno fa a Roma in un importante convegno promosso da Cnr e Sigea sulle tecniche di idraulica antica.

Interessante è anche la parte esterna dove sorgevano antiche necropoli, risalenti a diversi periodi storici. Particolarmente suggestiva è una grotta usata in passato come abitazione con le caratteristiche di un open space. Non c’è dubbio: questo territorio ha tutte le carte in regola per puntare sul geoturismo. Anche la vegetazione offre uno spettacolo meraviglioso: dai carrubi agli ulivi passando per il lentisco e le orchidee spontanee.

Un’esplosione di colori che fa dimenticare – almeno per qualche ora – l’inquietante presenza, sullo sfondo, delle ciminiere Ilva. Che città sarebbe senza quelle pistole fumanti rivolte verso il cielo? Se lo chiedono in tanti, anche i forestieri. Ma nell’attesa di poter chiudere tutte le sue fabbriche inquinanti, Taranto dev’essere capace di prendere -finalmente – in mano il suo destino curando e valorizzando tutte le bellezze di cui dispone da tantissimo tempo. A cominciare da questo angolo di paradiso che aspetta solo di essere conosciuto e amato.

Foto by Daniela Tagariello

Direttore responsabile - Laureata in Scienze della Comunicazione all'Università del Salento con una tesi di laurea dal titolo “Effetti della comunicazione deterministica nella dicotomia industria/ambiente”, incentrata sulla questione ambientale tarantina. Ha collaborato con il TarantOggi, Corriere del Giorno, Voce del Popolo, il Manifesto, Radio Cittadella (SegnoUrbano On Air), Corriere del Mezzogiorno, Nota Bene. Cura l’ufficio stampa del WWF Taranto per il progetto “Ecomuseo del mar Piccolo”. Il 21 novembre 2013 è stata premiata nella categoria “Giornalismo” nell’ambito della Rassegna Azzurro Salentino. Ha partecipato a "Fumo negli occhi", documentario sull'Ilva e sull'inchiesta "Ambiente Svenduto".
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