Struttura abbandonata in zona Galeso, l’ex assessore Pennuzzi: è tra i fallimenti degli ultimi 5 anni

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Centro Educazione Ambientale
Centro Educazione Ambientale - Foto Max Perrini

TARANTO – Chiamiamole pure coincidenze. Lo scorso 8 aprile, avevamo pubblicato sul nostro sito un articolo-denuncia (leggi qui) sull’abbandono di una struttura – la “Comunità Alloggio presso il Centro di Educazione Ambientale del Rione Tamburi” (importo complessivo € 302.453,65), finanziata con fondi PO FESR 2007/2013 – ASSE III – LINEA 3.2 – AZIONE 3.2.1 e inutilizzata da anni, nonostante una breve parentesi in cui è stata usata come “Casa Famiglia”. Si trattava, insomma, dell’ennesimo spreco di danaro pubblico. Il 14 aprile, solo due giorni fa, il Comune di Taranto ha pubblicato un bando con Procedura aperta per l’affidamento, in regime di concessione, della gestione della “COMUNITA’ ALLOGGIO PER DISABILI“ PRESSO LA STRUTTURA COMUNALE POSTA PRESSO IL CENTRO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE – ZONA GALESO (PROCEDURA N. 04/2017 – CIG: 68769438E2).

Si tratterà di una struttura socio-riabilitativa “Dopo Di Noi”, con una ricettività complessiva pari a dieci persone disabili, in una situazione di handicap fisico, intellettivo e sensoriale, di età compresa tra 18 e 64 anni (leggi qui). Si riprende, quindi,  la via tracciata dall’ex assessore ai Servizi Sociali Mario Pennuzzi, contestata dal presidente del WWF Taranto Fabio Millarte che avrebbe preferito l’affidamento della struttura alle associazioni ambientaliste affinché venisse usata come comunità alloggio di un Centro di Educazione Ambientale. Secondo Millarte l’edificio in questione si trova in una zona troppo distante dal centro abitato (rione Tamburi) e difficilmente raggiungibile da mezzi (auto e pullman), collocazione poco adatta per una struttura socio-riabilitativa destinata a persone disabili.

Oggi pubblichiamo una lettera aperta dell’ex assessore Mario Pennuzzi che, sollecitato dal nostro articolo, ha voluto esprimere il suo punto di vista.

“Non sono candidato in nessuna lista. E’ una scelta di buon senso dal momento che 5 anni fa l’elettorato tarantino ha bocciato la mia esperienza amministrativa.Non sono uomo per tutte le stagioni e probabilmente non sono in grado di capire sino in fondo quello che sta succedendo in questa città, quello che mi appare a me sembra molto preoccupante: un esercito di capicordata, grandi cordate, piccole cordate, medie cordate, incapaci di guardare al di là del proprio naso ed incapaci di costruire alcunché che non sia la propria cerchia di clienti.

E’ il frutto del fallimento di una classe dirigente non all’altezza del suo compito e di una gestione miope basata sul piccolo commercio quotidiano.E’ il frutto della morte dei partiti che pur nelle loro miserie e pecche per il fatto di essere espressione di una cultura nazionale dovevano darsi un minimo di dignità. E’ il frutto del degrado in cui versa la città dove in mancanza di speranze, di prospettive e di ideali si può vendere un voto per il classico piatto di lenticchie.

In questo quadro nel quale non mi riconosco sono due le cose che sento il dovere di dire, la prima per fatto personale. Negli anni in cui sono stato assessore ai servizi sociali una cosa avevo chiarissima, anzi avevamo chiara al plurale perché frutto di un ragionamento di un gruppo seppur ristretto di persone che con me ha condiviso quella esperienza, si affrontava la crisi se alla città veniva offerto un insieme di servizi alla persona qualificato, che dessero risposta alle fragilità e lavoro ai tanti operatori del sociale e della cultura.

Non bisognava fare clientela o distribuire mance. Non bisognava fare dei servizi sociali l’assessorato alla carità pelosa. Il piano sociale di zona che varammo anche con la condivisione del livello regionale di governo partiva da questo. Le cinque strutture finanziate ai Tamburi ed al Galeso erano parte di questo progetto, ma l’elenco è molto più sostanzioso ed un giorno, non in campagna elettorale. spero di avere occasione di parlarne.

Finito quel periodo i miei successori, ma forse anche i tecnici, quella visione non l’hanno portata avanti, nessuna delle opere che allora cominciammo è attiva, vi è un totale fallimento della gestione degli ultimi 5 anni, fallimento che coinvolge anche l’opposizione e il tessuto sociale – sindacati, associazioni – che hanno assistito inerti a questo scempio che ha significato vanificare investimenti per alcuni milioni di euro, mancato lavoro per decine di operatori, mancata assistenza per tanti cittadini fragili. Questa la vera colpa non il non avere consegnato una o due stanze alla Lipu o al WWF (quanto è miseramente clientelare questa concezione).

La seconda questione è questa: pur nella confusione del momento vi sono in questa campagna elettorale alcuni buoni germi, qualche presenza disinteressata, soprattutto giovanile, dotata di idee di speranza e spesso di cultura e di competenze, può nascere una classe dirigente diversa. Ai miei concittadini di buon senso rivolgo la preghiera di non sprecare questa possibilità, come elemento di sfida e di battaglia prima culturale che politica: altrimenti dopo dovremmo contare solo su un possibile nuovo dissesto e sarà sempre più difficile rialzarsi”.

Direttore responsabile - Laureata in Scienze della Comunicazione all'Università del Salento con una tesi di laurea dal titolo “Effetti della comunicazione deterministica nella dicotomia industria/ambiente”, incentrata sulla questione ambientale tarantina. Ha collaborato con il TarantOggi, Corriere del Giorno, Voce del Popolo, il Manifesto, Radio Cittadella (SegnoUrbano On Air), Corriere del Mezzogiorno, Nota Bene. Cura l’ufficio stampa del WWF Taranto per il progetto “Ecomuseo del mar Piccolo”. Il 21 novembre 2013 è stata premiata nella categoria “Giornalismo” nell’ambito della Rassegna Azzurro Salentino. Ha partecipato a "Fumo negli occhi", documentario sull'Ilva e sull'inchiesta "Ambiente Svenduto".
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