Ex Ilva, Melucci dice la sua sul fermo dell’area a caldo

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“Dal nostro punto di vista non c’è contratto, considerazione economica e nemmeno norma che possa legittimamente prevalere sul valore della vita umana. Questo vale anche quando sull’altro piatto della bilancia ci sia un sistema Paese e tanti lavoratori, che sono i primi veri danneggiati”. Lo afferma il sindaco di Taranto in una nota sulle vicende ex Ilva.

“Non esiste più alcun tabù per i tarantini, sotto questo profilo – continua Melucci – ci sembra che l’epoca dei leali e razionali tentativi per ricercare un punto di equilibrio sia definitivamente spirata insieme ai tanti errori e ritardi di ArcelorMittal.

In coerenza con il nostro programma di governo, stante ancora l’assenza di prospettiva chiara sulla conversione tecnologica e dunque sulla valutazione del danno sanitario correlate alla produzione dello stabilimento siderurgico di Taranto, ad oggi in fitto, l’Amministrazione comunale esprime perciò il più grande interesse verso la proposta di modifica n. 14.0.1 al DDL n. 1476 presentata dalla Senatrice pugliese Barbara Lezzi ed altri suoi colleghi.

È arrivato il momento in cui le forze al Governo dicano tutte con coraggio e decisione che così non si può andare avanti, non c’è alcuna utilità, specie in considerazione dei costi sociali, sanitari ed ambientali ormai incalcolabili, è giunta l’ora di una misura legislativa e finanziaria speciale come quella tratteggiata nell’emendamento in parola, che miri quanto meno al fermo dell’area a caldo di Taranto, ad oggi la principale fonte di emissioni, che ponga, dopo quello che Taranto ha pagato per l’industria italiana, a carico dell’intero Paese i costi occupazionali e delle bonifiche dell’area ionica.

Non vediamo ormai altra strada possibile, chiediamo alla Regione Puglia e a tutti gli esponenti parlamentari eletti nella nostra Provincia di associarsi distintamente a questa riflessione, tornando a sollecitare inoltre sulla questione un confronto con il Ministro allo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli”.