La svolta ambientalista del Governo: ma Taranto è in Italia?

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Abbiamo ascoltato le dichiarazioni di Giuseppe Conte alla Camera dei Deputati con cui chiedeva la fiducia per il nuovo governo da lui presieduto.

L’attenzione alla questione ambientale è stato uno dei punti centrali del suo programma. Addirittura Conte ha preannunciato una riforma che prevede la salvaguardia dell’ambiente come principio costituzionale.

Riqualificazione urbana, stop alle trivellazioni, riciclo dei rifiuti, agricoltura eco sostenibile, trasformazione energetica verso fonti rinnovabili, attenzione al benessere delle generazioni future: tutte belle intenzioni che potrebbero davvero trasformare l’Italia e farne un Paese all’avanguardia nella difesa dell’ambiente.

La domanda però che sorge spontanea è questa: Taranto fa parte dell’Italia?

L’immunità penale per i gestori dell’acciaieria per eventuali reati che dovessero avvenire nell’attuazione del piano ambientale e soprattutto l’assenza di un progetto di trasformazione del ciclo di produzione industriale previsto per i prossimi anni, pongono Taranto al di fuori di qualunque schema di riconversione virtuosa del nostro territorio in un’ottica ambientalista.

Taranto resterà una città dove si calpestano i diritti dei cittadini e soprattutto città del fossile.

Che senso avrà creare parchi eolici, produrre energia pulita, se qui si produce un terzo della CO2 del settore manifatturiero italiano?

L’attenzione che il futuro governo vorrebbe avere per le generazioni che verranno da noi non esiste neanche per le attuali, visto che l’incidenza di patologie e i decessi legati all’inquinamento continuano ad essere superiori alla norma.

Il rischio è che la rivoluzione industriale e produttiva che prima o poi partirà nel mondo, da noi non parta mai o che possa partire con decenni di ritardo.

Sei milioni di tonnellate di acciaio (le uniche prodotte con un ciclo integrale che parte dal minerale), questo più o meno il peso di Taranto in un mercato nazionale che utilizza circa 28-30milioni di tonnellate annue prodotte per lo più utilizzando rottame ferroso in forni elettrici.

Un programma di governo che vuol mettere l’ambiente al centro dell’attenzione, dovrebbe affrontare e risolvere una volta per tutte la questione Taranto, smettendo di proteggere una industria che sfrutta ancora modelli produttivi di oltre sessanta anni fa.

Trasformiamo l’Italia, vorremmo dire a Conte, ne siamo tutti contenti e lo sosteniamo, ma, per favore, trasformiamo anche Taranto e non prendiamo più in giro i suoi cittadini.