Ex Ilva, la politica ci dica qual è il vero piano per la Taranto del futuro

copertura parchi ilvaLa copertura nel progetto di Cimolai

Corrado Clini, l’ex ministro tanto poco amato dai tarantini, nell’ottobre 2012, pochi giorni dopo il sequestro degli impianti dell’acciaieria, affermava il concetto che bisognava mettere in atto i migliori standard mondiali di produzione per Ilva in modo da salvaguardare lavoro e salute.

Produzione massima di otto milioni di tonnellate annue e copertura dei parchi entro pochi mesi. Inoltre fermo di AFO 5. Bene, siamo quasi nel 2019 e, tutto sommato, al netto di qualche ulteriore miglioramento del piano ambientale di ArcelorMittal, le dichiarazioni di Clini potrebbero essere riferite alla situazione attuale dell’acciaieria tarantina.

Le stime dell’epoca fatte dai tecnici ipotizzavano un investimento di circa 10 miliardi di euro per “ambientabilizzare” Ilva. Questa cifra, negli anni successivi, è stata in buona parte ridimensionata, arrivando ai 2,4 miliardi previsti da Mittal per trasformare l’acciaieria in una industria moderna e poco inquinante.

Potremmo giocare al “trova le differenze” tra le dichiarazioni di Clini e quelle di Di Maio che, nel presentare l’accordo trovato con Mittal, affermava di aver risolto il problema Ilva, salvaguardando salute e lavoro.

Addirittura potremmo in parte riabilitare quel ministro che nel 2012 tentava di venderci il concetto di pacifica convivenza città-industria. Tutto sommato, anche lui, come Di Maio, ipotizzava la trasformazione di Ilva in una industria eco compatibile e moderna.

Almeno dovrebbero riabilitarlo tutti coloro che oggi credono nel progetto di trasformazione e ambientalizzazione della grande industria. Un paio di mesi dopo le dichiarazioni di Clini arrivò il primo decreto salva Ilva e da allora non si è più fermata la macchina statale a protezione di quell’industria.

2012-2018, sei anni in cui Ilva ha barcollato e in cui Taranto è rimasta cristallizzata e incapace di scrivere un piano per il futuro e in cui i punti di vista diversi sul destino dell’acciaieria sono stati centrali nel dibattito politico, occupando tempo ed energie che forse potevano essere spese per azioni e progetti più vantaggiosi per la città.

Chi governa il Paese, a questo punto deve essere chiaro per portare fuori Taranto da questa situazione di stallo permanente. Quale il vero progetto per il futuro della grande industria a Taranto? Ci venga detto chiaramente cosa avverrà nei prossimi 10-15 anni in riva allo Jonio.

Nel futuro di Taranto ci sarà ancora solo industria e petrolio? Investimenti della grandezza di quelli messi in campo per l’ammodernamento dell’acciaieria e investimenti per il progetto Tempa Rossa prevedono una lunga durata del business e non è ipotizzabile un cambio di rotta a breve.

Sia quindi esplicitamente chiarito il futuro di Taranto, città industriale per eccellenza, prima in Italia per produzione di CO2. Improbabili piani di trasformazione green di Taranto non sono credibili senza una visione chiara del futuro.

Un governo che da un lato non fa nulla per ripristinare il diritto violato con il permanere dell’immunità penale per la gestione dell’acciaieria (fino alla piena attuazione del piano ambientale) e che dall’altro presenta timidi e improbabili progetti di trasformazione green della città non è credibile.

Il rischio è che si continui a tenere la città in bilico tra una un’economia industriale di fatto e un’ipotesi di trasformazione troppo timida per dare quella spinta necessaria per il cambiamento. Nella situazione attuale, i giovani continueranno ad andar via e non basterà una istituto di ricerca sulle energie rinnovabili per tenerli tutti qui.

Se il Mar Piccolo e la falda continueranno a ricevere inquinanti, nessun vero progetto di bonifica potrà avere successo. Se l’imprenditoria tarantina non riceverà le giuste spinte per investire e per creare nuove attività, le ditte continueranno a vivacchiare esclusivamente con l’indotto del siderurgico.

2012-2018: sei anni persi per la città. In questi anni Taranto non è migliorata, la sua economia è anzi peggiorata, come un po’ tutti i parametri che indicano la qualità di vita degli abitanti. La politica ci dica chiaramente qual è il vero piano per Taranto, uscendo da questa illusione permanente che dura ormai da troppo.