Ilva, nella partita a poker col governo Emiliano e Melucci giocano al ribasso?

Ilva taranto

TARANTO – I giocatori professionisti di poker, in genere, quando bluffano rilanciano forte per scoraggiare gli avversari a vedere il loro punto e, viceversa, quando hanno un bel tris d’assi o un full in mano, rilanciano moderatamente per non far uscire dalla partita gli altri che siedono al tavolo.

Se considerassimo le trattative tra Comune, Regione e Governo sulla vertenza Ilva una partita a poker, potremmo dire che Emiliano e Comune (giocano in società) hanno fatto un rilancio piuttosto modesto in questo giro di carte.

Così viene giudicata, dalla gran parte di chi spera che gli Enti locali non ritirino il ricorso al Tar avverso il Dpcm, la bozza di accordo di programma formulata in risposta a quella precedentemente proposta dal ministro Calenda.

Interpretando pokeristicamente la mossa di Emiliano e Melucci, si potrebbe supporre che il governatore e il sindaco abbiano, con la loro proposta, voluto invogliare i loro interlocutori istituzionali a non mollare la partita e stare al gioco. Questo potrebbe significare che l’accordo è vicino, con conseguente ritiro del ricorso e buona pace di tutti quelli che soffiavano sul fuoco della trattativa.

Permanenza dell’immunità penale per chi gestirà la futura Ilva; mancanza di partecipazione, seppur minima, degli enti locali al consiglio di amministrazione che nascerà; valutazione del rischio sanitario spezzettata a livello dei singoli interventi sugli impianti senza che essi siano considerati nel loro insieme (ipotesi non del tutto chiara e oggetto di valutazione); generici intenti di decarbonizzazione di alcuni impianti senza che siano fissate scadenze e obblighi vincolanti.

Ed ancora: corsia preferenziale per i risarcimenti oggetto di vertenze risarcitorie per le municipalizzate che così scavalcherebbero ex lege altri creditori; un non ben precisato diritto al risarcimento per le vittime dell’inquinamento; mancanza di norme a salvaguardia dei posti di lavoro che, secondo il piano industriale, verrebbero persi. Sono questi i punti dell’accordo più contestati e che fanno arrabbiare tanti cittadini e scontentano anche molti lavoratori Ilva.

Un gran nervosismo serpeggia tra quella parte di ambientalisti che maggiormente avevano appoggiato le mosse dei due rappresentanti locali, sperando in un rilancio di proposta di accordo molto più vincolante per il governo e Mittal, tanto da far saltare il passaggio dell’azienda al privato.

Sicuramente il paragrafo che prevede risarcimenti per le vittime da inquinamento è quello che indigna maggiormente i più critici. Come potrà dimostrare il nesso di causalità tra danno sanitario ed inquinamento un semplice cittadino? E poi, si procederà a risarcire il danno senza chiudere le fonti inquinanti?

È come se questa proposta stabilisse un prezzo per le vite delle tante vittime dell’inquinamento. Un prezzo che lo Stato e il privato sarebbero disposti a pagare per continuare a produrre. La domanda che tutti ora si fanno è questa: Calenda e Mittal accetteranno le condizioni proposte da Emiliano e Melucci? Noi ancora speriamo che ciò non avvenga e che tutte le incongruenze del Dpcm varato dal governo siano discusse davanti ad un tribunale, senza compromessi al ribasso.