Ilva, “Partecipazione è cambiamento”: non si svenda Taranto per un tozzo di pane

ilva Taranto

Riceviamo e pubblichiamo la nota del movimento politico “Partecipazione è Cambiamento” sulle ultime vicende che riguardano l’Ilva di Taranto.

Sono 9.930 i dipendenti del Gruppo Ilva che la cordata Am InvestCo intende impiegare per il rilancio del gruppo siderurgico. Questo significa che gli esuberi saranno 4.000 circa. A rendere la situazione ancora più intollerabile è la notizia che i lavoratori riassunti dai nuovi proprietari ILVA, lo faranno con contratti a tutele crescenti (jobs act) perdendo anzianità e diritti acquisiti.

Insomma, 4.000 licenziamenti da un lato e precarizzazione e peggioramento delle condizioni economiche per i lavoratori che rimangono. Come “Partecipazione è cambiamento” non possiamo inoltre non sottolineare che tale quadro occupazionale disastroso si affianca ad un Piano ambientale del tutto insufficiente e ad un forte allungamento dei tempi di realizzazione delle prescrizioni previste nella precedente A.I.A.

Chiaramente tutto questo in assenza di controlli circa quello che accade oggi in ILVA (nel corso dell’anno 2017 non sono state effettuate le ispezioni trimestrali Ispra/Arpa come previste da calendario pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente) e soprattutto mentre permangono sia i pericoli relativamente alla sicurezza dei lavoratori, che una situazione drammatica dal punto di vista ambientale e sanitario sul nostro territorio con un preoccupante aumento di patologie neoplastiche e di mortalità.

Un capolavoro al quale si è arrivati grazie alla miopia di una classe dirigente locale, incapace di rivendicare un serio piano di riconversione che avrebbe garantito bonifiche e rilancio del nostro territorio senza perdita di posti di lavoro. E soprattutto un capolavoro al quale siamo arrivati grazie alla scelta del Governo a guida PD che ha privilegiato da sempre gli interessi dei creditori e delle banche tradendo il diritto alla salute dei cittadini di Taranto e dei lavoratori dell’Ilva.

Permetteteci inoltre di far notare anche come le parole del Ministro De Vincenti, che rassicurano circa il fatto che i 4.000 esuberi saranno impiegati per le attività di bonifica e risanamento ambientale, appaiono prive di fondamento e poco credibili. La solita dichiarazione di facciata. Infatti Taranto è stata dichiarata dal 2012 “area in situazione di crisi industriale complessa”. Dichiarazione che comporterebbe l’accesso ad importanti fondi nazionali ed europei per la formazione di professionalità da impiegare nelle attività di bonifica e riconversione. Opportunità che non è stata mai sfruttata precludendo la possibilità di riqualificare migliaia di operai e, di fatto, smentendo le parole del Ministro.

Alla luce di tutto questo appare quindi evidente il fallimento di un modello di sviluppo che vede Taranto come città a vocazione industriale, ed altrettanto evidente il fallimento della classe politica che ha governato e governa a tutti i livelli senza tutelare diritti ed interessi del nostro territorio. Sulla visione futura della città, inoltre, sarebbe opportuno capire quali sono le idee del nuovo sindaco Melucci e della sua giunta. Ad oggi non pervenute.

Come “Partecipazione è cambiamento” pensiamo invece che davvero non sia più possibile perdere ulteriore tempo: si smetta di evocare irrealizzabili investimenti finalizzati al risanamento di uno stabilimento obsoleto e non a norma e si lavori per un piano di investimenti per il risanamento del territorio e della sua riconversione economica. Non si svenda la nostra città, il lavoro e la salute agli interessi del profitto di un privato per un tozzo di pane.