Statuetta di Afrodite: una scoperta eccezionale che ci “puzzava” dall’inizio

Afrodite TarantoStatua raffigurante Afrodite - Taranto

TARANTO – Il sesto senso ed una notevole dose di prudenza ci avevano portato a non dare troppo importanza alla notizia relativa al ritrovamento nelle acque di capo San Vito di una statuetta raffigurante Afrodite, risalente a 2.500 anni fa. Lo scorso 26 gennaio, il sindaco Ippazio Stefano aveva persino convocato una conferenza stampa per parlare di una scoperta definita “eccezionale”.

La notizia aveva alimentato un frenetico passaparola tra gli utenti di Facebook che avevano accolto con grande entusiasmo la novità emersa da Palazzo di Città. Pur rimanendo in silenzio, nei giorni scorsi, ci eravamo confrontati con qualche archeologo di Taranto che aveva sin da subito iniziato a storcere il naso rispetto ad una storia dai contorni oscuri. Diffidenza che oggi viene supportata da un’opinione autorevole.

“L’insieme delle varie componenti ha confermato l’ipotesi, già avanzata dagli archeologi della Soprintendenza solo sulla base delle immagini rese note nel corso della conferenza stampa, che la statua non riveste interesse archeologico”. Così Maria Piccarreta, Soprintendente archeologico per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, ha stroncato sul nascere l’entusiasmo per il ritrovamento della statuetta da parte dal tennista-sub Luca Dinoi. Secondo l’esperta si tratterebbe di “una riproduzione in stile classicheggiante, levigata e leziosa nella posa con proporzioni disarmoniche nella resa del corpo. Le dita delle mani sono rigide e poco modellate, accostate l’una all’altra”.

Inoltre, “non si registra minimamente la presenza di incrostazioni marine, di macchie e di ossidazioni del metallo compatibili con una presunta plurimillenaria giacitura sui fondali”. Aspetto che non era certo sfuggito agli sguardi più attenti. Insomma, il sindaco Stefàno avrebbe potuto agire con maggiore cautela prima di convocare una conferenza stampa con il consigliere comunale Renna e gettare in pasto ai media e ai cittadini una “scoperta” ancora tutta da verificare da esperti autorevoli. Ma si sa, la fretta si dimostra sempre una cattiva consigliera.

Di seguito la nota completa di Maria Piccarreta, Soprintendente archeologico per le province di Brindisi, Lecce e Taranto 

«Ampio interesse sulla stampa e sui social network ha incontrato il rinvenimento subacqueo di una statua di dimensioni ridotte (cm 64 di altezza) in bronzo, lungo il litorale a sud-est di Taranto, in uno specchio d’acqua peraltro noto in bibliografia per sporadici recuperi di anfore romane e di un ceppo d’ancora. Alla presenza dello scopritore Luca Dinoi, lo scorso 26 gennaio il Sindaco di Taranto dott. Ippazio Stefano ha presentato alla stampa la scultura bronzea, inquadrata da un anonimo “archeologo”, contattato dallo stesso Sindaco, nel IV secolo a.C., illustrando altresì le modalità del rinvenimento.

La competente Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Lecce, il cui Settore Archeologia ha sede a Taranto nel Convento del S. Domenico e nel Convento del S. Antonio con il laboratorio di restauro e i depositi di materiale archeologico, è stata infomata del rinvenimento soltanto nella tarda mattinata dello stesso giorno, a conferenza stampa conclusa, quando già circolavano sul web foto, interviste e commenti.

Venerdì 27 gennaio funzionari e tecnici della Soprintendenza hanno avuto la possibilità di prendere visione diretta del manufatto bronzeo, cui ha fatto seguito il trasferimento nei depositi del Convento del S. Antonio, dove è stata effettuata un’attenta analisi della resa stilistica e delle modalità tecniche di realizzazione del reperto scultoreo, nonché del suo stato di conservazione.

L’insieme delle varie componenti ha confermato l’ipotesi, già avanzata dagli archeologi della Soprintendenza solo sulla base delle immagini rese note nel corso della conferenza stampa, che la statua non riveste interesse archeologico. Tale ipotesi è stata suffragata dal parere concorde di archeologi di altre Soprintendenze e dell’ambiente universitario, subito contattati da questo Ufficio. La statua riproduce un soggetto frequentemente attestato in età ellenistica, l'”Afrodite che si allaccia il sandalo”.

A Taranto tale schema iconografico trova riscontri in terrecotte figurate rinvenute in tombe di giovani fanciulle. In età romana il soggetto è ripreso in esemplari in marmo con l’aggiunta di vari attributi (Venere di Oplontis, Venere in bichini conservata al Museo di Napoli) e in bronzetti arricchiti da ornamenti personali (armille, diadema, ecc.). L’esemplare presentato a Taranto sembra una riproduzione in stile classicheggiante, levigata e leziosa nella posa, con proporzioni disarmoniche nella resa del corpo; le dita delle mani sono rigide e poco modellate, accostate l’ una all’altra. Non si registra minimamente la presenza di incrostazioni marine, di macchie e di ossidazioni del metallo compatibili con una presunta plurimillenaria giacitura sui fondali.

La Soprintendenza in tutti i casi, attraverso i propri tecnici del laboratorio di restauro, ha provveduto agli interventi conservativi più opportuni, in attesa di ulteriori  approfondimenti diagnostici sul materiale utilizzato e sulle caratteristiche tecniche, in modo da definire il periodo di realizzazione della statua, riservandosi di fornire informazioni puntuali appena possibile.

Si ritiene opportuno sottolineare ancora come le procedure anomale della consegna e dell’esame della statua a cura di soggetti esterni a questo Ufficio abbiano destato aspettative e interessi che questo comunicato tende a ridimensionare. Per tranquillizzare quanti hanno temuto il trasferimento a Roma (sic!) o altrove della scultura bronzea va ancora puntualizzato che è compito istituzionale delle Soprintendenze territoriali la tutela, la salvaguardia e la conservazione del patrimonio culturale mobile c immobile ad esse affidato e, in particolare, che gli Uffici ministeriali operanti sin dal 1882 sul territorio di Taranto si sono sempre impegnati per recuperare e restituire alla città opere d’arte altrimenti destinate alla dispersione e allo smembramento.

Basti ricordare per tutte gli splendidi vasi figurati recuperati negli U.S.A. dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, consegnati alla Soprintendenza e oggi affidati alla fruizione pubblica nel MARTA o i tondi di Palazzo Carducci, di proprietà comunale, attualmente esposti in Palazzo Pantaleo, che saranno a breve restaurati per volontà della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con fondi ministeriali».

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