Impariamo a dire “no” a chi ci ruba tempo ed energie – Elisa Albano

 

Quante volte nella nostra vita, soprattutto noi donne, ci siamo sentite incapaci di dire “No” a qualcuno o a qualcosa, anche quando sapevamo di danneggiarci? Credo che la risposta possa essere: “Infinite volte” o addirittura: “Sempre!”. Nonostante la consapevolezza, sia a livello razionale che emotivo, sia di un tipo di risposta che spesso limita il nostro tempo, i nostri bisogni, la nostra voglia di concederci tranquillità e considerazione, il “Sì, va bene”, sale alle nostre labbra rapidamente e senza freni.

Può trattarsi di un’amica che ci chiede continuamente il nostro supporto per i suoi affanni e le sue incertezze o chiede la nostra compagnia per il disbrigo di qualunque faccenda; può trattarsi di un compagno o di un figlio che necessitano troppo frequentemente della nostra presenza e collaborazione anche solo per cercare calzini e camice pulite e può trattarsi anche di parenti, vicini o lontani che avanzano pretese di soccorso e conforto perché da soli pensano proprio di non farcela.

In ogni caso, di chiunque si tratti, il fatto è che la non così necessaria disponibilità di una prima volta, induce chi avanza richieste ad avanzarne sempre di più e con sempre maggiore disinvoltura e noncuranza e chi ha ceduto a sentirsi sempre più in colpa e inadeguata se prova solo a pensare di potersi sottrarre alle concessioni. Ma da dove deriva l’incapacità di dire di “No”? E soprattutto quali sono i danni reali di questa apparentemente inevitabile messa a disposizione?

Per le donne, quasi inutile ribadirlo, gioca in maniera determinante il fattore educativo e il condizionamento sociale, per cui crescendo si diventa molto più dedite all’accudimento altrui che al proprio. Più o meno consapevolmente, si riceve, in modo costante e persistente, il messaggio che essere disponibili, generose, pronte ad accorrere sempre e a sacrificarsi, oltre a far parte della nostra “natura” ci farà sentire maggiormente benvolute, accettate, amate. Tutto questo fa passare inevitabilmente in secondo piano ogni personale esigenza, quasi fosse di poco conto, anzi ingiusta, egoistica e quindi non meritevole di considerazione e approvazione.

Ma è facile comprendere che così facendo, si rinuncerà sempre ai propri sogni, alla piena realizzazione personale, a un po’ di doveroso e necessario tempo per sé, alla cura della propria persona e dei propri stati d’animo. Ognuno di noi ha la responsabilità della propria vita e anche se duro da accettare il compito che ci spetta è di viverla in ogni suo aspetto e di svilupparla al massimo.

Essere disponibili, generose, pronte a soccorrere può anche andar bene, purché si mantengano i limiti del rispetto di sé. Così come sono degni di attenzione gli altri, siamo degne di attenzione noi stesse. E poi, a ben guardare, molto spesso, essere sempre troppo disponibili e accondiscendenti, non aiuta veramente chi abbiamo accanto, perché lo rende sempre meno abile e autonomo, sempre meno in grado di badare a se stesso e quindi sempre più bisognoso di dipendere da qualcuno.

Quindi, vediamo come fare per allenarci a dire, almeno ogni tanto, questo fatidico “No”. Inizialmente non sarà facile, già lo sappiamo. Ma vale la pena provarci e poi vedrete che la soddisfazione che ne ricaverete sarà ancora più grande di quella che avete ricevuto fino ad ora mettendovi da parte per qualcun altro. Vi suggerisco di provare una prima volta e poi di esercitarvi a dire “No”, almeno per una settimana, a tutti coloro che vi tolgono il sorriso, la serenità, che vi sottraggono energie senza restituirvene o che vi rubano tempo prezioso senza un valido motivo e finiscono per demolire i vostri piani.

Per ora, immaginate sia solo un gioco. A partire da domani, meglio se da oggi stesso, ponete particolare attenzione a tutte le richieste che vi vengono rivolte e che non avete voglia di accettare ma davanti alle quali, per consuetudine o buona convivenza, sareste portate a chinare la testa e cominciate a difendere voi stesse con un semplice rifiuto. Per farlo nel modo meno doloroso possibile e soprattutto con sicurezza e tranquillità potrà aiutarvi utilizzare tutta una modalità non verbale adeguata.

Ad esempio, senza titubanze, guardate dritto negli occhi il vostro interlocutore, chiunque esso sia, modulate attentamente il vostro tono di voce, in modo che risulti fermo ma pacato, raddrizzate le spalle e solo a questo punto esponetevi. Anche l’utilizzo delle parole è importante. Evitate lunghe giustificazioni, servono solo a farvi percepire come colpevoli di qualcosa di cui non siete affatto colpevoli. Siate concise ed esternate solo quelle che sono le vostre volontà e non le vostre non volontà.

In questo modo apparirete più sicure di voi e convinte. Ad esempio, anziché dire: “Non ho tempo ora per accompagnarti dal parrucchiere”, provate a dire cosa invece vi urge molto di più fare, cioè: “Sarei felice di venire con te ma devo sbrigare un’altra faccenda urgente.” Oppure, anziché lamentarsi in questo modo: “Non chiamarmi ogni minuto per queste sciocchezze, puoi vedertela anche da solo”, provate con una frase apparentemente molto più delicata ma decisa, che non ammette repliche, del tipo: “So che puoi cavartela da solo, io ora sono impegnata”. Sarà una bella sfida con voi stesse avventurarsi in questa impresa. E sono certa che ce la farete. Una settimana passa in fretta, ma i risultati che otterrete potranno durare una vita intera.

elisaA cura di Elisa Albano

Psicologa – Scrittrice

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