Tari, Confcommercio: paga di più chi produce meno rifiuti?

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Confcommercio Taranto.

logo_confcommercioA decorrere dal 2014 è entrata in vigore la TARI, la tassa sui rifiuti urbani . Come è noto, essa è costituita da una parte fissa, riferita al costo del servizio, ed è calcolata rispetto alla superficie dell’immobile, e da una parte variabile che è riferita alla quantità di rifiuti prodotti, ed è calcolata in modo presuntivo. Il criterio adottato per calcolare la produzione  presuntiva varia da comune a comune, rendendo perciò difficile l’applicazione del principio di derivazione comunitaria secondil quale  ‘chi inquina paga’. Le tariffe infatti sono finalizzate ad assicurare la copertura integrale del costo del servizio di igiene urbana, secondo il piano economico finanziario approvato dai consigli comunali.

In alcuni comuni della provincia, ed in particolare nel capoluogo, la TARI si rivela particolarmente onerosa per le imprese locali, determinando un aggravio di costi che potrebbe essere ridotto se si estendesse la pratica della raccolta  differenziata. Purtroppo, ad oggi malgrado le dichiarazioni di principio ai tavoli vertenziali, la raccolta differenziata  è ancora modesta:significativo il dato di Taranto dove l’indifferenziato ammonta a 41.599.245 Kg  contro i 9.416.818Kg di differenziato (17,799%); va anche peggio a Martina Franca con 12.320.900 Kg di indifferenziato e 1.278.930 Kg il differenziato (il 9% circa) Sono invece, decisamente sulla buona strada Ginosa dove la differenziata rappresenta  poco meno del  54%; meglio ancora la performance di Massafra (62,588%).

Confcommercio da anni sollecita  percorsi di confronto a livello politico e tecnico con le amministrazioni locali per spronarle  ad adottare  misure idonee a favorire le utenze virtuose disponibili a praticare la differenziatama si è ancora ben lontani dal raggiungimento di  risultati apprezzabili che possano realmente contribuire a ridurre i costi di gestione del servizio e di conseguenza la tassazione a carico dell’utenza.

A tal fine Confcommercio mette a disposizione dei Comuni una banca dati delle aliquote applicate nei comuni nella provincia di Taranto per il 2015, con specifico riferimento alle utenze non domestiche. Si tratta di uno strumento  di conoscenza che mettendo a raffronto le politiche fiscali locali diviene utile per comprendere meglio i criteri adottati dalle amministrazioni comunali nella definizione delle tariffe delle TARI.

E’ stato realizzato lavoro complesso –un osservatorio- che è partito dalla raccolta dati effettuata contattando le amministrazioni dei 29 comuni della provincia, si è poi proceduto alla ricerca, attraverso il sito del Ministero dell’Economia e Finanze delle delibere comunali inerenti le tariffe TARI. Si sono infine ricercati i Piani Economici Finanziari per acquisire elementi relativi ai criteri utilizzati per definire i corrispettivi applicati alle utenze. Attraverso la lettura critica di questi dati è possibile analizzare il gettito TARI (nelle sue due componenti di costi fisso e variabile), e valutare come incide sulle definizioni degli importi a seconda delle utenze (domestiche e non) e delle categorie.

Il dato che emerge è che attualmente la TARI non dipende quasi mai dalla quantità dei rifiuti prodotti e che sono i costi fissi ad incidere maggiormente sulla definizione degli importiE’ sulla base di questa fondamentale constatazione che Confcommercio sollecita le Amministrazioni comunali della provincia a voler riesaminare la struttura dell’attuale sistema di prelievo in base alla effettiva produzione di rifiuti effettuata dalle singole utenze.

L’Amministrazione comunale di Taranto aveva assunto nel 2014 l’impegno di tenere aperto un tavolo di confronto con le associazioni del commercio e dell’artigianato, dopo le clamorose manifestazioni di  protesta del  2013 che portarono alla sospensione delladelibera di aumento  – del 18%-  della tassa dei rifiuti. Risale a quegli anni l’impegno (formalizzato in una delibera del Consiglio comunale del novembre 2013) della Amministrazione comunale tarantina di avviare un percorso di riqualificazione del servizio. Impegno disatteso malgrado le continue sollecitazioni delle associazioni di categoria. 

Purtroppo, gli avvicendamenti alla direzione  dell’Amiu hanno interrotto l’ iniziale  percorso di confronto avviato tra i vertici  e le rappresentanze delle imprese, così come non si è mantenuto fede all’impegno di estendere la raccolta differenziata per ora limitata ad alcuni quartieri della città, a ciò si aggiunga la  mancata entrata in finzione dell’inceneritore.

Insomma un altro anno perso, con la certezza che a farne le spese saranno le imprese che anche per il 2015 si vedranno ancora una volta recapitare cartelle esattoriali improponibili. E’ di questi giorni la notizia che il sindaco Ippazio Stefano, sollecitato da Confcommercio, ha inviato al dirigente dei Tributi, Stefano Lanza, una richiesta di istituzione di un tavolo tecnico sui tributi locali.

 

Be the first to comment on "Tari, Confcommercio: paga di più chi produce meno rifiuti?"

Tinggalkan komentar