Rosa D’Amato (M5S): “Fiato sul collo dell’Ilva. Rivoltare Taranto come un calzino”

m5s ilvaTARANTO – Fiato sul collo dell’Ilva, economia circolare, progetto alternativo per Taranto. La strada tracciata dal Movimento 5 Stelle per tentare di uscire dalla crisi di un territorio sempre più al collasso porterebbe dritto al Parlamento europeo. Anzi dal Parlamento europeo arriverebbe direttamente a Taranto dove per il 4 e 5 novembre era prevista, ormai da sei mesi, l’ispezione allo stabilimento da parte di una delegazione della commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare della Ue (ENVI). Visita annullata perché tre parlamentari (Dohrmann, del gruppo politico di Raffaele Fitto; Paolucci e Caputo del Pd) hanno rinunciato all’ultimo momento come, da giorni invece, avevano già fatto il liberale Mazuronis e il popolare Florenz.

“Queste ispezioni hanno l’intento di continuare a mantenere sullo stabilimento più inquinante d’Europa il fiato sul collo”. Rosa D’Amato, eurodeputata tarantina del M5S, ha parlato davanti alla portineria A del siderurgico per “denunciare da un lato questa mancata ispezione e dall’altro la mancanza di prospettiva del Comune di Taranto e del governo italiano che ci propina le solite proposte finanziate sempre con gli stessi soldi”.

Secondo la D’Amato si dovrebbe “rivoltare Taranto come un calzino” perché “non servono progetti a pioggia che sono palliativi, ma serve una riprogrammazione totale della città partendo dalle linee guida che i cittadini dovranno dare”. Per questo, in mattinata, i “5 Stelle” hanno incontrato i comitati e le associazioni (Wwf, Peacelink, Taranto respira) e i sindacati (Usb e Cobas). “La volontà –ha spiegato la D’Amato- è di unirsi e di stringersi attorno a un progetto alternativo, un processo partecipativo che andrà messo nero su bianco col supporto di tecnici, esperti, economisti, architetti, urbanisti. Buttar giù le linee guida di una Taranto diversa, della Taranto del futuro”.

La riprogrammazione si baserebbe sulla “industria della cultura, del turismo, dell’agricoltura, della mitilicoltura, della pesca, dell’artigianato e anche dei rifiuti. Tutto nella concezione futura che il parlamento europeo ha approvato dell’economia circolare”. Per economia circolare, sintetizzando, si intende “un’economia pensata per potersi rigenerare da sola: i rifiuti di qualcuno diventano risorse per qualcun altro”.  Insieme alla D’Amato era presente anche Piernicola Pedicini, portavoce europeo del M5S, secondo il quale attraverso “l’economia circolare è possibile reintegrare tutti i lavoratori in maniera stabile e pulita. Ci sono degli studi che dimostrano come ogni dieci tonnellate di rifiuti solidi urbani riutilizzabili è possibile impiegare 296 persone. A Taranto ci sono mille tonnellate a disposizione ogni anno, quindi parliamo di 29.600 posti di lavoro”.  

Pedicini ha poi annunciato che “nel prossimo semestre” ci dovrebbe essere una nuova ispezione in Ilva perché “è importante che al parlamento europeo vedano con i propri occhi tutto quello che è successo qui”. E la situazione qui sarebbe estremamente complicata, tanto da spingere la D’Amato ad ammettere che “lo stabilimento è in decadimento: per assurdo dal luglio 2012 ad oggi le cose sono soltanto peggiorate. Perde commesse, perde soldi, è sconveniente dal punto di vista economico oltre che dal punto di vista della salute, dell’ambiente e delle altre economie di Taranto”.

Benzina sul fuoco arriva dalla notizia di un incidente nei reparti dell’Ilva nella notte tra venerdì e sabato, quando un ponte nastro al parco minerali avrebbe avuto un cedimento per fortuna senza conseguenze.

“Utilizzeremo tutti i nostri mezzi –ha fatto sapere la D’Amato- per chiedere allo Spesal se è intervenuto, faremo delle interrogazioni regionali e al parlamento italiano e a quello europeo per saperne di più perché a quanto pare si è rischiato veramente tanto. Ora sappiamo che è tutto transennato quindi messo probabilmente in sicurezza ma vogliamo capire che cosa è successo. Sembrerebbe che siano dei lavori fatti per adempiere alle prescrizioni Aia –ha aggiunto l’eurodeputata- magari risulta anche fra il 91% delle prescrizioni realizzate. Ma se sono state realizzate così, non va bene”.

Ilva sarebbe ancora in corsa per conquistare un pezzo di commessa Tap, ma la D’Amato frena. “Sappiamo che l’azienda sta facendo di tutto per non perdere questa commessa ma anche se arrivasse per noi non cambierebbe nulla: si tratta di tamponare un problema che continuerà a ripresentarsi periodicamente. Non è con una commessa provvisoria che risolviamo i problemi dello stabilimento e della città”. Infine la proposta al governatore Emiliano. “Il miliardo e duecento milioni svincolati dalla magistratura alla famiglia Riva, invece di venire a buttarli qui, potrebbe investirli in energia solare fotovoltaica, in interventi contro il dissesto idrogeologico, in riqualificazione energetica che produrrebbe 18mila posti di lavoro”.  

Nicola Sammali per InchiostroVerde

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