Ambiente svenduto: un processo storico in una città assente

processoTARANTO – Doveva essere il giorno di Taranto, ma Taranto non c’è nel giorno in cui si apre il processo di primo grado sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva dei Riva. Fuori dal tribunale ci sono solo le forze dell’ordine e un presidio dei Cobas. Nulla di più. Dentro invece è una lunga e frenetica attesa. Sono passate da poco le nove del mattino quando il giudice della Corte d’Assise di Taranto, Michele Petrangelo (giudice a latere Fulvia Misserini), apre la prima udienza di “Ambiente Svenduto”. L’aula Alessandrini è colma. Si procede con l’appello degli imputati e delle parti civili già ammesse nella fase preliminare, alle quali si aggiungeranno altre richieste depositate dagli avvocati del Codacons Puglia, della Asl di Taranto e dai proprietari di immobili al quartiere Tamburi, il più esposto alle polveri e ai veleni.

Dopo poco più di tre ore il processo viene rinviato al primo dicembre per un “difetto di notifica all’imputato Nicola Fratoianni, deputato di Sel ed ex assessore regionale della Puglia, accusato di favoreggiamento personale, e per l’omessa notifica ad alcune parti civili”. Si ripartirà, come annunciato dal giudice Petrangelo, nell’aula magna della Scuola volontari dell’Aeronautica militare di Taranto. Aspettando che la città partecipi attivamente alle sorti di questo processo e di questa terra ripetutamente ferita.

Quarantasette imputati (44 persone fisiche e 3 società), circa mille parti civili, più di duecento testimoni, un centinaio di avvocati. Sono i numeri di “Ambiente Svenduto”. “È un giorno di svolta, una giornata storica per Taranto che fa da apripista ad altri processi per disastro ambientale. Altre città inquinate guardano Taranto per un evento probabilmente unico”. Lo dice Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, che da anni si batte per la tutela dell’ambiente.

Quando nel 2008 presentammo l’esposto alla Procura della Repubblica con i valori altissimi di diossina e pcb nel pecorino, non avevamo ancora afferrato la reale portata del fattore diossina”. Marescotti sarà testimone al processo dove “per la prima volta compare l’accusa molto grave di avvelenamento di sostanze alimentari che, secondo i magistrati, sarebbe causato da diossina e pcb. Per questa ipotesi di reato i tempi di prescrizione sono lunghissimi e addirittura nel vecchio codice Rocco era prevista la pena di morte. Con questo impianto di accuse –ammette- siamo fiduciosi che il processo andrà a buon fine. Sosteniamo la magistratura e guardiamo alle alternative economiche possibili per la città e per i lavoratori”.

Vincenzo Fornaro, l’allevatore simbolo della lotta contro l’inquinamento, parla di “giorno importantissimo perché inizieranno ad essere giudicati i maggiori responsabili del disastro tarantino: sia chi l’ha causato effettivamente e materialmente, sia chi è stato complice e ha permesso tutto questo. È un giorno di rivincita per me e per la mia famiglia e per la città di Taranto”. Anche Fornaro testimonierà nel corso delle prossime udienze. “Ho la forza della verità dalla mia parte – dice – non dovrò inventare nulla come invece faranno moltissimi imputati in questo procedimento. Testimonierò contro di loro, dirò la mia verità e risponderò alle domande con il mio sorriso”.

Per Bonelli, co-portavoce nazionale dei Verdi, “è una giornata storica per Taranto e per il paese. Sarà il processo più importante in materia di disastro ambientale e sanitario. Questo processo farà giustizia per tutte le altre piccole Taranto in Italia perché potrà scoprire quel meccanismo che ha impedito ai cittadini di vedere la propria salute tutelata attraverso meccanismi di corruzione, concussione, condizionamenti, sottomissioni della politica e dei grandi poteri economici.  Occorrono modelli di sviluppo alternativi per cambiare lo stato delle cose. La sfida è evitare il collasso sociale di Taranto e puntare al cambio di modello produttivo, anche se il governo non ha il coraggio di lanciare sfide per il futuro. Oggi viene riconosciuto il lavoro fatto dalle associazioni ambientaliste, vuol dire che il materiale prodotto è risultato attendibile o degno di essere considerato”.

E di materiale Fabio Matacchiera, presidente del Fondo Antidiossina, ne ha raccolto tanto in questi anni, ben venticinque, di lotta all’inquinamento. “Aspettiamo gli esiti del processo. Noi abbiamo sempre sostenuto che questa industria ha causato un danno alla città che deve essere valutato. In questo processo,  in qualche modo, ci hanno dato ragione”. L’impegno per l’ambiente è costato molto a Matacchiera in termini di minacce ricevute e querele subite. “Continuerò finché ne avrò le forze, ma sono le nuove generazioni che vanno incentivate. Loro riusciranno a fare meglio di noi”. Per Matacchiera “Ambiente Svenduto” è un processo “che ha tardato troppo ad arrivare, si basa su fondamenti che noi già conoscevamo e soltanto adesso sono in un’aula di tribunale”.  

Nicola Sammali per InchiostroVerde

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