Ilva, ecco i sigilli

TARANTO – Erano attesi da giorni ed alla fine sono arrivati. Nella tarda mattinata di ieri, i custodi amministrativi nominati dal GIP di Taranto e i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce (NOE), hanno varcato i cancelli dell’Ilva per dare il via alle procedure di sequestro degli impianti, apponendo i famosi “sigilli virtuali” in applicazione dell’ordinanza dello stesso GIP, per “avviare le procedure per il blocco delle specifiche lavorazioni e per lo spegnimento” dei sei impianti dell’area a caldo.

Mentre gli operai davano vita ad un’assemblea per discutere sul da farsi, Barbara Valenzano ed Emanuele Laterza ingegneri dell’ARPA Puglia, Claudio Lofrumento funzionario del Servizio Impiantistico e Rischio Industriale del Dipartimento Provinciale Ambientale di Bari e Mario Tagarelli, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Taranto incaricato della gestione degli aspetti amministrativi e della gestione del personale, incontravano i dirigenti Ilva per concordare le procedure di sequestro degli impianti, che richiederanno comunque tempi lunghi.

I custodi, infatti, sono stati incaricati dal GIP “di sovrintendere alle procedure, osservando le prescrizioni a tutela della sicurezza e dell’incolumità pubblica e dell’integrità degli impianti”. Onde evitare fraintendimenti di ogni tipo, è bene chiarire che l’inizio delle operazioni non vuol significare che gli impianti e le aree in questione saranno off-limits. L’ordinanza prevede infatti una direttiva di accesso condizionato, con “figure tecniche e professionali Ilva che possono continuare ad accedere laddove è operativo il sequestro”. Così come è bene riportare le precise indicazioni date dal GIP, per evitare che i falchi presenti dentro l’Ilva ed i loro bracci armati all’esterno della fabbrica, tornino ad aizzare gli animi degli operai, come avvenne lo scorso giovedì, quando aprirono i cancelli invitando gli stessi ad occupare e bloccare la città “perché la magistratura ha chiuso gli impianti”: niente di più falso, dunque.

Si legge infatti nell’ordinanza che “ove l’attuazione delle misure possa comportare tempi lunghi, gli ausiliari tecnici valuteranno se sia possibile tecnicamente ridurre nell’attesa, in tutto o in parte, l’attività produttiva degli impianti in questione evitando pericoli per l’incolumità delle persone, provvedendo ad adottare, in tal caso, le necessarie misure”. Si tratterà di un iter lungo e complesso. Per ora gli impianti procedono a regime limitato, con gli operai ognuno al suo posto di lavoro.

Del resto, tra le altre disposizioni impartite dalla magistratura, vi è “l’acquisizione, in originale o in copia, della documentazione tecnica inerente i vari impianti indicati nel provvedimento di sequestro; l’ispezione degli impianti; e quanto ritenuto tecnicamente necessario per avviare e perfezionare l’attuazione del provvedimento di sequestro, evitando comunque ogni rischio di danno o di pericolo per l’incolumità delle persone e adottando cautele e procedure necessarie per evitare, se tecnicamente possibile, la distruzione degli impianti e per ipoteticamente consentire la loro eventuale riutilizzazione nel caso di attuazione di misure tecniche tali da eliminare i fatti negativi riscontrati ovvero per il caso di successive diverse decisioni giurisdizionali”.

Il GIP, in pratica, chiarisce come solo la compiuta realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo individuate dai periti chimici, in merito alla attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni maggiormente inquinanti (quali quelle contenenti diossine e PCB), “potrebbe legittimare l’autorizzazione – previa attenta ed approfondita valutazione, da parte di tecnici nominati dall’A.G., dell’efficacia, sotto il profilo della prevenzione ambientale, delle misure eventualmente adottate, ad una ripresa della operatività dei predetti impianti”. Per questo è stato ordinato il sequestro, senza facoltà d’uso, delle aree e degli impianti Parchi, Cokerie, Agglomerato, Altiforni, Acciaierie, GRF (Gestione Rottami Ferrosi).

Ovunque la dirigenza Ilva si volti, dunque, trova porte chiuse. Perché i provvedimenti del GIP non lasciano spazio alle vie di fuga a cui il gruppo Riva é stato abituato per decenni, grazie alla compiacenza di politica e sindacati. Ma sempre affinché ci sia massima chiarezza e limpidezza d’informazione, soprattutto per e negli operai, riportiamo un altro passo delle disposizioni della Procura, che dovrebbero servire a stemperare le paure e le ansie dei lavoratori.

“Si provvederà – scrivono il procuratore Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino, e i pm Mariano Buccoliero e Giovanna Cannarile -alla apposizione nei vari impianti di sigilli virtuali, con l’indicazione delle operazioni vietate e di quelle consentite. Si riservano ulteriori disposizioni sulla base di successive relazioni inviate dagli ausiliari tecnici che terranno comunque informata la Procura dello svolgimento delle operazioni e degli eventuali inconvenienti da risolvere”. Ed infine: “la forza pubblica e gli organi di polizia giudiziaria competenti provvederanno a predisporre un adeguato servizio di tutela ed assistenza degli ausiliari tecnici, affinché gli stessi possano espletare il loro incarico in condizioni di assoluta sicurezza”.

Ed é probabilmente proprio l’arrivo dei custodi, il motivo per cui è saltato l’incontro programmato per ieri, per “impegni sopravvenuti”, tra il presidente Ilva Bruno Ferrante e gli inquirenti. Un primo approccio per tentare di concordare un crono programma per mitigare gli effetti dei provvedimenti giudiziari. Ma dalla Procura hanno ribadito ancora una volta come il dialogo non dovrà essere scambiato per una trattativa. Anche se in serata, lo stesso Ferrante, ha ribadito in una nota ufficiale come l’Ilva non abbia “nulla da nascondere”: e ci mancherebbe, visto che oramai è stato del tutto squarciato il velo di falsità e menzogne che sono state pronunciate a profusione negli anni. E mentre ieri mattina in Consiglio comunale i nostri prodi impiegavano oltre quattro ore per raggiungere un accordo di massima su un documento del tutto vuoto di contenuti e prospettive per il futuro, a qualche centinaio di metri, la giunta provinciale si accordava per esprimere “la speranza che si possa trovare a breve una soluzione”, magari affidandosi a San Cataldo, il che non guasta mai.

Tutti però, si guardano bene dal proferire una parola una che sfiori la serietà che il momento richiede. Per non parlare di ciò che nelle stesse ore accadeva nell’assemblea generale di Confindustria Taranto, che addirittura esprimeva “solidarietà” alla famiglia Riva per gli arresti: c’è di che rimanere indignati oltre che sconcertati. Il tutto, mentre nel pomeriggio saltava la conferenza dei sindacati prevista, rinviata a questa mattina. Quando in Procura saranno depositati gli atti dei provvedimenti e nello stesso tempo dovrebbero iniziare i primi interrogatori di garanzia. Ricordiamo a tutti questi signori che i provvedimenti della magistratura, poggiano su un solo assunto che dovrebbe farli riflettere a lungo.

E che debba far intendere, una volta e per tutte a questa città e agli operai Ilva, che tutto questo è stato fatto affinché “non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’ILVA, abbia ancora ad ammalarsi o a morire o ad essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico”. E’ impossibile, quindi, non solo non condividere, ma anche solo fraintendere le parole del GIP. Perché “non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie, lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità” (“Un uomo”, Oriana Fallaci).

Gianmario Leone (dal TarantoOggi del 31 luglio 2012)

Allegato: Esecuzione del Provvedimento


 

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