Taranto dalla “Temp(r)a Rossa” – Raffineria Eni e compensazioni

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TARANTO – Ed ora, per la gioia di tanti ed il finto disappunto di politicanti da strapazzo che hanno già iniziato la loro “fuga per la vittoria” in vista delle prossime elezioni comunali, il progetto “Tempa Rossa” può “finalmente” decollare. Nella giornata di ieri, in gran segreto all’interno di Palazzo di Città, sede del Comune di Taranto e di quella che dovrebbe essere la casa di tutti i cittadini, si sono riuniti intorno ad un tavolo l’amministrazione comunale, quella provinciale e i dirigenti Eni “per un primo approfondimento sulle compensazioni ambientali legate agli investimenti ENI nell’area di Taranto”, che come confermato dal sindaco Stefàno, riguardano al momento solo il progetto “Tempa Rossa” e non la nuova centrale Enipower, visto che i dirigenti dell’Eni non hanno ancora dato risposta alla richiesta di Comune, Provincia e Regione dello scorso novembre di ridurre della metà la potenza della “Centrale a Ciclo Combinato da 240 MWe alimentata a gas naturale”.

Tornando al progetto “Tempa Rossa” dunque, é bene ricordare l’“Adeguamento stoccaggio del greggio proveniente dal giacimento Tempa Rossa”, consisterà nella costruzione di diverse opere, tra cui quella di un nuovo impianto pre-raffreddamento greggio e di due nuovi impianti di recupero vapori a integrazione dell’esistente: uno per la gestione dei vapori da caricamento greggio Tempa Rossa e uno per la gestione dei vapori da caricamento greggio Val d’Agri. Il progetto prevede la “Progettazione e realizzazione delle opere marine previste per l’ampliamento del terminale petrolifero sito nel Mar Grande di Taranto”.

Questo avverrà innanzitutto attraverso il prolungamento del pontile esistente (sviluppo in mare per 515 m con n. 2 piattaforme principali di attracco denominate P1 e P2, e collegato a terra mediante una diga a scogliera lunga circa 350 m) e con la realizzazione di una terza piattaforma d’attracco per la spedizione di prodotti petroliferi, denominata P3, e delle relative strutture di ormeggio. La lunghezza del prolungamento (struttura carrabile) sarà di 355 metri, dalla piattaforma P2 alla nuova piattaforma P3; inoltre, è prevista la realizzazione di passerelle di collegamento tra la struttura principale e le briccole di ormeggio esterne, per un’ulteriore lunghezza di 160 m.

 L’estensione del pontile esistente sarà comprensiva di: una nuova piattaforma di carico (P3) provvista di due accosti, per l’attracco di navi da 30.000 DWT non allibate e da 45.000 DWT e 80.000 DWT parzialmente allibate; da 4 briccole di accosto e 6 di ormeggio, corredate di ganci a scocco e cabestani; da un sistema antincendio acqua & schiuma e vie di fuga; da un sistema di raccolta dreni idrocarburi; da un sistema di raccolta acque meteoriche e da un sistema di drenaggio bracci mediante azoto. Su ciascun accosto è prevista inoltre l’installazione dei necessari bracci di carico greggio, braccio recupero vapori, bracci per il carico del Bunker/Marine diesel, dispositivo per controllo velocità di accosto, torre munita di scala di collegamento con la nave.

 Questo per quanto concerne la parte strettamente tecnica. Per quella istituzionale, è invece bene ricordare (specialmente per i posteri) che dopo l’ok ricevuto da Comune e Provincia di Taranto (i sindacati avevano battuto tutti sul tempo dichiarando il loro sì incondizionato e a priori al progetto oltre un anno fa), lo scorso 19 settembre l’allora ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, firmò quattro decreti di pronuncia di compatibilità ambientale, uno dei quali proprio sul progetto Via/Aia congiunto per la Raffineria di Taranto dell’Eni (“Adeguamento stoccaggio del greggio proveniente dal giacimento Tempa Rossa“).

Per ultima, ma non certamente per importanza, lo scorso 6 dicembre anche la Regione Puglia espresse parere favorevole di compatibilità ambientale. Tutti insieme allegramente d’accordo dunque. Anche se, ad onor del vero, a noi non è ancora chiaro cosa intendano le su citate istituzioni quando parlano di “compatibilità ambientale”. Taranto sarà infatti usata solamente come punto logistico di base: saremo un semplice contenitore di petrolio grezzo che sarà poi trasportato dalla nostra raffineria ad altre presenti sul territorio italiano o estero. Come regalino, questo giochetto produrrà un 12% in più di emissioni diffuse, che si distinguono dalle altre per il fatto che si disperdono in atmosfera senza l’ausilio di un sistema di convogliamento delle stesse dall’interno verso l’esterno. Emissioni diffuse che rientrano nella normativa sull’inquinamento prodotto dagli impianti industriali, emanata con D.P.R. 24 maggio 1998 n° 203, che all’art.2, comma 4 recita testualmente: “Emissione, ovvero qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera, proveniente da un impianto, che possa produrre inquinamento atmosferico”.

 

Dato che l’Eni non smentisce, anche se nel SIA (Studio d’Impatto Ambientale) la percentuale scende all’8%, e che è stato anche confermato da Arpa Puglia, che però a differenza di quanto avviene quando di mezzo c’è l’Ilva, in questo caso non è stata ritenuta idonea ad esprimere una posizione ufficiale da parte della Regione Puglia. “Compatibilità ambientale” che non tiene conto nemmeno del fatto che, sempre all’interno dello Studio d’Impatto Ambientale, manchi l’analisi di rischio di incidente rilevante, necessaria specialmente in funzione del fatto che nella rada di Mar Grande aumenterà dalle attuali 40 ad un massimo di 133 il transito di petroliere.

 

Tornando all’incontro di ieri, tutti gli interventi, così come previsto dalla normativa applicabile (parliamo della legge Marzano, “Misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza”, e che prevede nell’art. 1 comma 4, misure di compensazione e di riequilibrio ambientale, proprio in presenza di importanti infrastrutture energetiche ad elevato impatto territoriale, pensata ad hoc per favorire le aziende in tema di compensazioni, che si attestano intorno all’1% sull’importo del progetto previsto da un’azienda) saranno destinati a compensazione di carattere ambientale. Ovvero “la metanizzazione delle scuole gestite dalla parte pubblica, di mezzi di trasporto e servizi pubblici oltre che la solarizzazione di edifici scolastici e ambientalizzazione delle attività portuali ENI”.

 

Sono previsti inoltre non meglio precisati “interventi  sempre nello spirito delle compensazioni ambientali che saranno destinati a sostegno di situazioni sociali di forte debolezza”. Quanto sopra prevede un investimento totale di circa tre milioni per ENI “a cui – si legge nella nota del Comune – oltre al beneficio ambientale, si aggiungerà un risparmio per un minor costo di energia e di spesa per l’acquisto del gasolio per  circa un milione l’anno per le amministrazioni pubbliche. I rappresentanti delle due amministrazioni hanno richiesto, oltre le compensazioni, di sostenere le attività  sportive di eccellenza in terra ionica”.

 

Al riguardo l’ENI si è però riservata di avviare una verifica. E speriamo proprio che la risposta finale sia un bel no: almeno il Taranto calcio e la maglietta rossoblù lasciatecela pulita. Non potremmo sopportare di saperla anch’essa macchiata di petrolio.

 

Gianmario Leone

g.leone@tarantooggi.it

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